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IL FESTIVAL
Nel 1983, la prima edizione dello Spoltore Ensemble.
E' il regista pescarese William Zola, tornato in Abruzzo con il suo bagaglio di esperienze maturate nella capitale, al festival di Avignone e all'Off Brodway, a lanciare la sfida della "città-palcoscenico". Un'idea che conquista l'allora sindaco Mario Durini e la giunta comunale. Un sogno, quello di prestare al teatro i luoghi più suggestivi della cittadina, "un'utopia bella e possibile", che nel giro di pochi anni, anche grazie all'entusiasmo e alla passione di un gruppo di giovani spoltoresi che nel progetto si buttano a capofitto, diventa realtà ed entra nel firmamento delle maggiori manifestazioni culturali, regionali e nazionali. L'Ensemble nasce così, tra le piazze e i vicoli colmi di storia del borgo medievale e le antiche mura del Convento cinquecentesco. Sulle colline che guardano la città ed il mare. La kermesse comincia a muovere i primi passi nell'ambito della Settimana Spoltorese-Mostra mercato del vino abruzzese, organizzata per la prima volta nel 1981 dall'associazione Pro-Loco per rilanciare e promuovere la produzione vinicola nostrana. Alcuni giovani manifestano l'esigenza di arricchire il rpogramma della mostra con iniziative di carattere culturale, per qualificarla e per rivitalizzare il centro di Spoltore. Nel 1982, la manifestazione si apre al teatro con Spoltore Ipotesi '83 del Laboratorio C.A.R.I., diretto da William Zola, che l'anno precedente, aveva inaugurato corsi di recitazione per i giovani nell'antico teatro della Torre dell'Orologio, nei locali della storica sede della Società operaia di mutuo soccorso, in piazza D'Albenzio. Già allora il regista aveva scelto Spoltore "per una serie di motivi tutti validi: un ambiente tranquillo dove si è lontani dal troppo clamore che disturba sempre chi studia o lavora, la spendida ospitalità concessa dall'Amministrazione comunale e dalla Società operaia, che hanno capito al volo l'importanza di avere in casa l'iniziativa; la vicinanza con Pescara e, nello stesso tempo, la contrapposizione con essa. Il capoluogo frenetico, balneare, dispesivo. Spoltore appollaiata sui colli, appena sfiorata dal chiasso dei litorali, un pò impigrita, ma con tante tradizioni culturali che hanno bisogno di essere riportate alla luce. E anche questo quello che vogliamo e per il quale ci daremo da fare: far vivere il teatro a Spoltore, che potrebbe diventare in questo campo un punto fermo nella provincia e nella regione". E' durante l'inverno successivo che Zola, ottenuto il via libera del Comune, comincia a lavorare per organizzare la kermesse. Si apre così una stagione di grande impegno scandita da telefonate e viaggi per convincere gli artisti di fama nazionale ad esibirsi a Spoltore, all'epoca posto del tutto sconosciuto al mondo dello spettacolo, tanto che non di rado il patron della manifestazione fa fatica a spiegare che la cittadina di cui sta parlando non è la Spoleto del festival dei "due mondi", bensì l'affascinante borgo antico, sulle colline dannunziane, a due passi dalla città del Vate", come Zola andava instancabilmente ripetendo negli ambienti romani per indurre musicanti e teatranti a fare una serata. Finché non riesce a strappare qualche contratto, con artisti più o meno locali, e a mettere in piedi un cartellone per il debutto dello Spoltore Ensemble, allestito con lam preziosa collaborazione dei giovani della Pro-Loco che aggrega sempre più intorno al progetto, e che sarebbero diventati la colonna del Festival. Per il nome della manifestazione Zola si ispira al drammaturgo Bertold Brecht e al suo Berlin Ensemble. "Brecht-spiegherà qualche anno più tardi il regista- significa rottura con la routine, la funzione stessa del teatro. Ensemble significa l'insieme delle espressioni artistcihe". Luoghi storici della kermesse diventano da subito la piazzetta D'Albenzio, il largo del Convento cinquecentesco e soprattutto il Mammuth, l'edifico tutto cemento armato nato per essere un mercato coperto e trasformato alla meglio in teatro, proprio per ospitare le serate del neonato festival. Per circa un decennio, il Mammuth, (a chiamarlo così è Zola che associa la mole dello stabile alla preistorica carcassa di mammuth custodita nel museo dell'Aquila) sarà il palcoscenico della prosa. seppur ricordato da artisti, spettatori e cronache giornalistiche come "forno crematorio", "peggio di un condotto vulcanico", "roba da far dimagrire in poche ore", a causa delle sofferenze patite per la mancanza di un impianto di condizionamento.
Dopo un'accurata organizzazione, l'Ensemble, prodotto dal Laboratorio teatrale C.A.R.I., si presenta al pubblico col patrocinio del Comune, Amministrazione Provinciale, Azienda di Soggiorno, Centro Servizi Culturali, Soprintendenza oper l'Abruzzo, Cassa di Risparmio, Pro-Loco e Regione. Prestigioso sponsor, il quotidiano romano Il Messaggero. Il sipario si alza il 27 agosto con un seminario sul teatro curato da Gianfranco Varetto, un concerto di Michele De Angelis nella cripta di San Panfilo e con la rappresentazione de Le Coefore di Eschilo, per la regia di Rolando D'Alonzo, in Largo San Giovanni. Il primo giorno si chiude con la proiezione in Piazza d'Albenzio, del filmato Ore d'inverno di Rai3. I riflettori si accendono per la prima volta sul palcoscenico del Convento il 29 agosto con un concerto di musica rinascimentale e barocca. Sempre la stessa sera il Mammuth ospita lo spettacolo, di una compagnia milanese, tratto da brani di Dostoevskij. Il programma si conclude il 31 agosto dopo cinque giorni di musica, balletto e prosa, conseguendo un buon successo di pubblico che lascia ben serare per la seconda edizione.
Nel 1984 lo scenografo Albano Paolinelli, collaboratore del festival sin dai primi momenti, crea il logo, il rosone che sovrasta l'antico portale del Convento, che negli anni verrà a caratterizzare la manifestazione. Nel cartellone, cghe adesso comprende otto serate, compaioo i primi nomi di richiamo: Piera Degli Esposti, Maria Grazia Scuccimarra e Franca Valeri, Vittorio Caprioli e Luciano Selce con i loro recital teatrali incantano il pubblico. Grazie ai contributi di Regione, Provincia e Comune, e alcuni sponsor privati, la kermesse comincia ad affermarsi anche a livello regionale.
L'incoraggiante consenso degli spettatori e dell'attenzione della stampa spronano Zola a darsi da fare per tentare l'ascesa dell'Ensemble sull'olimpo dei festival nazionali.
Con la terza edizione, nel 1985, si instaura un rapporto di collaborazione con il regista romano Pampiglioni che valorizza la manifestazione con presenze importantie con il laboratorio del Teatro dei Manichini, organizzato nel Mammuth con la partecipazone di attori e registi abruzzesi, tra i quali Claudio Di Scanno, Anouska Brodacz, Gruppo 4 e Partrizia Di Fulvio. Tra le star che calcheranno il palcoscenico spoltorese, Flavio Bucci, Giancarlo Sbragia, Amedeo Amodio con l'Aterballetto, e Piera Degli Esposti, alla seconda performance nella rassegna.
La consacrazione del festival si ha l'anno successivo. Nel 1986, lo Spoltore Ensemble, sempre più aprezzato dalla critica, entra di diritto nel novero degli appuntamenti culturali estivi di maggior rilievo. Nello staff organizzativo esordisce Marco Luci che, forte dell'esperienza maturata alla Rai, riesce a dare l'impulso decisivo al decollo della kermesse, introducendo anche la sezione Signori ...la nuova comicità. Gli ospiti sono comici allora sconosciuti al grande pubblico ma pieni di talento, che di lì a poco sarebero stati chiamati a esibirsi davanti alle platee dei maggiori teatri italiani. Parliamo di cabarettisti del calibro di Alessandro Bergonzoni e Paolo Hendel. Per la prosa si distinguono gli spettacoli di Valeria Moriconi, Luigi De Filippo, Tino Cararo, Giuseppe Pambieri, oltre alla "fedele" Piera Degli Esposti. Nell'86 l'Ensemble dedica una serata alla solidarietà, devolvendo l'incasso di un balletto all'Unicef.
Con l'edizione del 1987, la quinta, inizia la stagione più felice del festival Il cartellone proposto da Zola e dai suoi collaboratori resterà una pietra miliare nella storia della manifestazione. Spiccano i nomi di Pamela Villoresi, Paola Borboni, Laura Lattuada, ma soprattutto la "bellissima e magnetica" Irene Papas, che sul palcoscenico del Convento Cinquecentesco, è la protagonista di una serata speciale con un recital di poesie e canzoni dal titolo Poesia nel canto, per la regia di Diamantopulos e musiche di Vangelis. "Il pubblico - narrano le cronache dell'epoca - numerosissimo e accorso da varie città d'Italia (molti gli stranieri presenti) ha dimostrato tutto l'affetto e la simpatia per questa grande artista greca che non ha mancato di sottolineare la bellezza e il fascino dello scenario che le faceva da sfondo". Indimenticabili anche le performance e le parodie dei cabarettisti. La rassegna ospita Stefano Nosei, Caterina Silos Labini e Sabina Guzzanti. Il pubblico risponde con entusiasmo anche agli spettacoli di danza, in particolare al colore e alle coreografie del Balletto di Toscana e di Grazia Galante del Balletto del XX secolo di Bejart. L'anno seguente, il 1988, la stampa saluta la "lunga" edizione numero sei (una trentina di spettacoli dal 10 al 27 agosto) con fiumi d'inchiostro che riflettono la notorietà ormai raggiunta dall'Ensemble. Per la prima volta a Spoltore si consegna il Riflettore d'oro, il premio promosso dal settimanale Radiocorriere TV con un referendum nazionale sugli artisti del teatro e della danza più amati dagli italiani. Nel finale della manifestazione a ritirare il premio sono la ballerina Alessandra Martines e l'attore Michele Placido. Il popolare protagonista del serial La Piovra, che in quegli anni tiene incollati alla tv milioni di spettatori, regala alla platea del teatro Mammuth (che si cerca di rendere frequentabile con un impianto di areazione) un saggio su monologo di Pirandello L'uomo dal fiore in bocca.
Verdetti popolari e serata di gala a parte, l'Ensemble strappa applausi con la messinscena di Valeria Moriconi e Massimo De Francovich, che sotto le stelle cadenti della notte di San Lorenzo aprono il cartellone con una memorabile interpretazione della tragedia shakespeariana Antonio e Cleopatra, del regista Giancarlo Corbelli, arrivata a Spoltore dopo il debutto all'arena di Verona. Lo spettacolo fa il bis la sera dopo. Pubblico delle grandi occasioni anche per gli allestimenti di Ugo Pagliai, Paola Gassman, Lina Sastri, Flavio Bucci e Aldo Giuffrè. La passerella del cabaret prende il nome di Riso...integrale. Vi sfilano Alssandro Bergonzoni, Francesco Paolantoni, Sabina Guzzanti, Francesca Reggiani, Salvatore Marino e Antonella Laganà. Da segnalare la produzione Spoltore Ensemble '88 Lo scoiattolo in gamba, prima esecuzione nella versione strumentale da camera della favola burlesca, inedita, di Eduardo.
Ma il successo che accompagna ogni serata porta con sè, inebilmente, le prime riflessioni sulle prospettive di crescita del festival. Riuscito nel lasso di pochi anni a mettere su, "pur senza finanziamente adeguati", cartelloni prestigiosi, "dove prima c'era il deserto o tutt'al più iniziative estemporanee", il patro Zola ei suoi collaboratori si trovano a fare i conti con l'esigenza di incrementare il budget, magari per avviare il lancio internazionale della kermesse e per trasformare i laboratori del Mammuth in Teatro stabile di prosa. Intanto, spuntano qua e là nel panorama politico-amministrativo che fa da sfondo all'Ensemble, ipotesi e proposte sulla nascita di un organismo - per sopperire alle carenze dell'organizzazione, un po' precaria ed ancora affidata all'intraprendenza e alla partecipazione volontaristicadei giovani del posto.
Il programma del 1989 si articola in tredici serate. A deliziare la platea ci pensano la Compagnia di ballo di Andrè De La Roche, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, l'Ater Balletto, Michele Placido, il Balletto di Venezia con Oriella Dorella, Franco Interlenghi,il Balletto di Toscana e Arnoldo Foà, che sul palco del Mammuth si cimenta in Un pezzo di paradiso di Steve J. Spears. Prosegue intanto il sodalizio tra l'Ensemble e gli artisti abruzzesi. Quell'anni il Riflettore d'oro del radiocorriere tv, viene assegnato a un pezzo da novanta del teatro italiano, Gigi Proietti, e alla regina della danza classica, Carla Fracci.
Il 1990 è l'anni in cui si avvicendano sul palcoscenico dell'Ensemble il Re Lear, interpretato da Nando Gazzolo per la regia di Walter Manfrè, le Tre voci, tre poetiche: D'Annunzio, Silone, Flaiano, di Giorgio Albertazzi, e il recital Lontano da Berlino, con Andrea Barbato e Ivana Monti, elegante interprete delle canzoni del compositore Kurt Weill. Di grande impatto anche le produzioni locali come quelle dell'Ente Manifestazioni Pescaresi (EMP), del Piccolo teatro del Me-Ti, del Drammateatro e delle performance musicali de3l Conservatorio Luisa D'Annunzio di Pescara.
Il 19 Agosto, nello scenario del Convento cinquecentesco, vanno in scena le coreografie di Amedeo Amodio per il Gala per il decennale dell'Ater Balletto. Tra i comici, da segnalare le apprezzate esibizioni di Francesca Reggiani, Lucio Caizzi e della Banda Osiris. L'ottava edizione registra una proficua collaborazione tra l'Ensemble e le istituzioni culturali pescaresi. Oltre all'EMP, il Centro Servizi Culturali, il Conservatorio e l'Arci Nova. Nel tracciare un bilancio, il "deus ex machina" della kermesse, come qualche giornale all'epoca definisce l'inossidabile Zola, rimarca che "quella scommessa culturale sulla collina è stata vinta, per merito degli abitanti di Spoltore e della sua amministrazione. Fin dal primo momento gli amministratori hanno guardato con lungimiranza alla portata che il progetto poteva avere e sono stati premiati. L'impegno, ora, è quello di non deludere il pubblico che di anno in anno chiede sempre di più e meglio". Negli stessi giorni il regista si augura, riferendosi al budget di "appena 300 milioni di lire", che la Regione aumenti gli stanziamenti in favore della cultura, auspicando inoltre l'inserimento dell'Ensemble nella politica del Teatro regionale abruzzese e il gemellaggio culturale tra Spoltore e Pescara. Nel 1991, il festival subisce il primo grande colpo che avrà non poche ripercussioni sull'allestimento dei cartelloni degli anni successivi: la chiusura del Mammuth, che il Comune è costretto a dichiarare inagibile dopo le ispezioni dei Vigili del Fuoco che riscontrano carenze strutturali, oltre alla temperatura torrida. Nonostante la mancanza di uno spazio coperto, Zola e il suo staff riescono a proporre un cartellone di richiamo, caratterizzato da una serata in trasferta nel centro storico di Pescara, in Largo dei Frentani. Lì Flavio Bucci interpreta Il borghese gentiluomo di Mòliere, spettacolo ingaggiato con la collaborazione dell'assessorato alla Cultura del Comune di Pescara. Nei vicoli, sulle scalinate e sulle piazzette del centro storico di Spoltore, il Teatro Stabile dell'Aquila porta l'itinerante Giulietta e Romeo, allestito dal regista Lorenzo Salvetti, regalando al pubblico uno dei momenti più emozionanti dell'estate, che resteranno per anni nella memoria del festival. Il programma della prosa propone anche l'esibizione di Alberto LIonello, Pamela Villorresi e un ampio ventaglio di produzioni locali. La sezione danza si apre alla cultura orientale con il giapponese Ko Murobuchi, il ballerino che in piazza D'Albenzio piroetta su un tappeto di 800 chili di sale.